Brexit: conseguenze e ripercussioni per l'Italia e per le imprese tecnologiche

Data di pubblicazione: 25/10/2019

Brexit: quali conseguenze in caso di una mancata intesa?

Il Parlamento britannico rimanda la Brexit e costringe Boris Johnson a richiedere nuovamente una proroga per evitare una Brexit difficile, ma quali conseguenze avrebbe la brusca uscita del Regno Unito dall'Unione Europea per le società tecnologiche italiane?

Nel 2016 la Brexit è stata messa ai voti e il risultato del referendum è stato che il 51,9% degli inglesi era favorevole all'uscita.

Allora gli esponenti del settore tecnologico britannico hanno stilato un rapporto che mostrava le gravi conseguenze che avrebbe avuto la Brexit sulle società locali e su quelle del resto dell'Unione europea.

Questo rapporto evidenziava il pericolo reale di una fuga di cervelli e risorse dal Regno Unito e dal mercato britannico. Inoltre, dobbiamo ricordare il peso che ha l'Europa nel settore tecnologico del Regno Unito: la programmazione informatica, i servizi di consulenza, e le attività con esso relazionate, generano la maggior parte delle entrate provenienti dalle esportazioni.

Pertanto, le società straniere stanno studiando il modo di cambiare le proprie sedi per continuare a lavorare sotto la protezione dell'Unione Europea.

 
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Brexit: conseguenze economiche

Con l’attuazione della Brexit le conseguenze economiche potrebbero essere pesanti. L’uscita del regno Unito comprometterebbe la posizione di leadership della Gran Bretagna nell'economia digitale, porterebbe restrizioni alla libera circolazione di persone e informazioni e farebbe cessare i finanziamenti europei danneggiando in modo significativo l’economia locale ma non solo.

Le principali minacce per le imprese tecnologiche italiane ed europee sarebbero:

  • La caduta dell’economia britannica con conseguente instabilità dei mercati.
  • La caduta della sterlina.
  • L'imposizione di tariffe doganali che complicherebbe la situazione alle frontiere.

La caduta della sterlina avrebbe un impatto diretto e negativo sulle società italiane con sede a Londra. Provocherebbe il calo dei profitti, oltre a rendere difficili le importazioni.

Le imprese tecnologiche italiane sono già alla ricerca di nuove sedi all'interno dell'UE per spostare le loro compagnie in un luoghi sicuri e non perdere i benefici che offre la comunità europea, come la libera circolazione di persone e informazioni.

Quando la decisione di Boris Johnson di lasciare l'UE sarà effettiva, il Paese inizierà ad avere restrizioni doganali.

 

 

 Da quel momento, il Regno Unito seguirà le normative dell'Organizzazione Mondiale del Commercio.

E qui sorgono alcuni dubbi su come questa scelta influenzerà direttamente il settore tecnologico. Fino ad ora le società con sede nel Regno Unito hanno seguito la normativa sulla protezione dei dati e sulla riservatezza delle informazioni stabilita dall'UE. Per questo le aziende del settore tecnologico si sono opposte così fermamente alla Brexit, proprio per la incertezza sulla gestione dei dati al di fuori di una struttura consolidata come quella dell'Unione europea.

Se la decisione finale di Johnson sarà quella di una Brexit senza intesa, le società tecnologiche europee che attualmente archiviano i loro dati nel Regno Unito ne risentiranno. Per questo è così importante, in questo momento, lavorare sulle procedure e assicurarsi che i documenti siano conformi alla Legge sulla Protezione dei Dati dell'UE (GDPR).

Una volta avvenuta la Brexit le conseguenze si faranno sentire in tempi brevi. Il settore tecnologico britannico e del resto dell'UE sperano che il Regno Unito mostri flessibilità quando sarà il momento di adottare misure di sicurezza stabilite da altri enti.

Una Brexit difficile non avrà conseguenze solo per gli standard di sicurezza legislativi o la protezione dei dati, ma ne avrà anche per i progetti tecnologici, almeno fino a quando non non sarà presa una decisione definitiva (come si è potuto notare da quando è iniziata la campagna).

 
 
Dobbiamo prepararci ad adattare le risorse delle nostre aziende a nuove normative sulla protezione dei dati, a fronte delle possibili conseguenze della Brexit.
 
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Quali opzioni abbiamo per la normativa sulla protezione dei dati?

L'opzione migliore per le società italiane è che il Regno Unito riduca al minimo i rischi scegliendo una posizione flessibile come hanno fatto altri paesi, ad esempio la Norvegia. Ciò consiste nel negoziare un accordo che preveda l'applicazione della normativa sulla protezione dei dati sancita dell'UE e non tocchi questo punto. In questo modo la Gran Bretagna otterrebbe libero accesso al mercato unico, con conseguente libertà di circolazione delle informazioni.

Questa sarebbe l'opzione più vantaggiosa per l’Italia e per gli altri Paesi dell’Unione europea, poiché le normative rimarrebbero invariate e basate sulla legislazione dell'UE.

Una seconda possibilità sarebbe quella di creare una regolamentazione più rigorosa e sicura rispetto a quella attuale. Questa proposta dovrebbe essere analizzata e accettata da un’altra commissione. In questo caso, la Gran Bretagna verrebbe comunque inclusa nell'elenco dei paesi sicuri. In base a ciò che si è verificato da quando è iniziata la Brexit sembra, però, che la partenza sia stata brusca e improvvisa, quindi, questa opzione potrebbe essere la più probabile, visto il quadro generale del Paese in questo momento.

Potrebbe anche essere che il Regno Unito decida di seguire i passi della Svizzera, che è regolata da normative proprie per quanto riguarda la protezione dei dati, ma che richiede alle società che lavorano con l’UE di essere anche conformi alla legislazione comunitaria.

Tuttavia, data la particolarità del momento, molti Paesi vogliono vedere nella Brexit anche conseguenze che offrano loro la possibilità di migliorare le prestazioni aziendali, aumentandone il prestigio o migliorando i termini dei propri investimenti. Oggi l’Italia potrebbe cogliere l’opportunità di coprire la domanda di servizi tecnologici anche di Paesi terzi.

 
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